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Calm.

L’ho cercata nelle periferie, sotto la coltre di neve, e ho atteso interminabili tramonti: in Estonia il tempo si riconcilia con l’uomo; ma i miei occhi ricercavano altro, superando questa visione. Io ero alla ricerca della calma prima della tempesta. Non si tratta di una quiete qualunque: è una ricerca di pace interiore, ma finisce per essere una vera necessità. L’equilibrio di questa calma è fragile, si sostiene su lastre di ghiaccio, ma quando si rompe, da quel trauma prende forma qualcosa di nuovo.
In questo album figurano paesaggi, essenzialmente naturali, dove la presenza dell’essere umano si percepisce soltanto: attraverso le architetture, le rovine, le strade, il mio obiettivo. Quasi la metà del suolo estone è coperto da foreste; d’inverno le ore di luce non superano le sei al giorno. E malgrado la poca luce, la popolazione locale riesce, con calma , a far fronte a questa condizione. Una tranquillità illusoria, la realtà è differente: è un Paese dinamico, che vuole riscattarsi dal suo passato recente.

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